Ho una lista di spunti di pensiero che custodisco con grande affetto. Sono brevi passaggi di libri, parole dal significato intrigante, riflessioni che nascono da scambi con amici. Oggi la rileggevo e mi sono fermato su questa frase: “stiamo annegando nell’informazione ma siamo affamati di saggezza.” Fa parte di un libro che sto leggendo, l’autore è il biologo E.O. Wilson e il libro è Consilience (Consilienza in italiano). Wilson non vede l’universo come un insieme di compartimenti stagni — biologia, fisica, arte o psicologia — ma come un unico, enorme arazzo interconnesso. Un solo tessuto vibrante.
La sua risposta è la consilienza: l'idea che la conoscenza, dalla più piccola particella subatomica al più coraggioso tratto della creatività umana, sia in ultima analisi unificata. Che le leggi della fisica informino la chimica, che a sua volta informa la biologia, la quale sostiene la psicologia umana, plasmando così le nostre società, i nostri racconti, la nostra arte. È un continuum. Non esistono fratture nette, solo sfumature.
Per comprendere davvero qualcosa, sostiene Wilson, bisogna afferrarne i legami. Per risolvere i problemi complessi — che si tratti di cambiamento climatico o ingiustizia sociale — non possiamo affidarci solo ai chimici, agli economisti o ai poeti. Abbiamo bisogno dei sintetizzatori: coloro che sanno gettare ponti tra le discipline, scorgendo schemi in vasti paesaggi intellettuali e intrecciando fili disparati in una visione coerente.
Non si tratta solo di grandi teorie; riguarda il nostro modo di vivere. Significa coltivare uno sguardo consiliente nella nostra quotidianità. Guardare un tramonto e vedervi non solo la bellezza (arte), ma anche la rifrazione della luce (fisica), la composizione atmosferica (chimica) e la profonda emozione umana che evoca (psicologia). Capire che una città non è fatta solo di edifici, ma è un organismo vivente plasmato dalla storia, dall'ecologia e dai sogni collettivi dei suoi abitanti.
Wilson non promuove solo la ricerca intellettuale; promuove l'empatia. La comprensione dell'intera persona, dell'intero ecosistema, dell'intero problema. Perché quando comprendiamo che ogni cosa è connessa all'altra, ne percepiamo il suo valore intrinseco, la sua fragilità e la sua profonda interdipendenza.
Ecco, in un momento storico in cui la narrativa predominante è homo homini lupus, la consilienza teorizzata nel 1998 si sta rivelando un approccio fresco, innovativo e di cui personalmente sento un grandissimo bisogno.

