GLI EROI DI CUI ABBIAMO BISOGNO

Ad alcuni di noi la vita ha riservato più calci che carezze, potenzialmente fornendoci un rifornimento infinito di motivi per lottare. Sono motivazioni che arrivano dall’esterno, carburante incendiario che brucia nello stomaco che alimenta la narrativa del riscatto: quella di colui che non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare.

Per altri di noi, la vita è andata sostanzialmente bene. Per queste persone, i motivi per lottare devono essere per lo più cercati dentro di sé. Se nel primo caso il rischio è costruire un’idea negativa del futuro o perdere la speranza, nel secondo il pericolo è la trappola del comfort: una vita buona, priva di particolari stenti, che ci mette nella condizione di non voler rischiare nulla.

In entrambi i casi ci troviamo ad accumulare un’energia potenziale enorme. Un'energia che preme per essere trasformata in movimento e che, per attivarsi, ha bisogno di un catalizzatore, di una scintilla che ha bisogno, anche, di modelli positivi.

Da qualche anno la corsa è diventata il mio spazio per fare ordine mentale. L’algoritmo lo sa e mi propone contenuti che spaziano dal demenziale all’impresa epica. Leggo libri di ultra-maratoneti e seguo imprese che vanno oltre l'immaginabile. Tutto questo mi gasa nel momento in cui lo consumo, ma l'effetto svanisce non appena mi confronto inevitabilmente con il mio contesto. Quegli eroi meravigliosi non li sento miei. Non oggi, almeno. La distanza che ci separa sembra impossibile da colmare. Il mio eroe, oggi, non è l'atleta olimpico che vive in ritiro in Kenya. Il mio eroe è quel padre o quella madre che incrocio alle 5.30 del mattino con la luce frontale, perché alle 7:00 deve essere a casa a preparare la colazione ai figli. Il mio eroe è chi sta rilanciando la propria azienda tra mille difficoltà e trova comunque la forza di allenarsi mezz'ora, non per battere un record, ma per non perdere se stesso. Il mio eroe è chi sceglie di fare ciò che ama nonostante non sia l’opzione più facile o più remunerativa.

I miei eroi oggi sono questi. Non perché gli altri non abbiano valore, ma perché questi rispecchiano la mia situazione, la mia fatica specifica, e mi accendono qualcosa dentro.

Il punto è che gli eroi "assoluti" spesso ci offrono involontariamente un alibi. È facile abbandonarsi al: "Lui ce la fa perché è un professionista, perché non ha le mie scadenze, i miei problemi". La loro perfezione, così distante, diventa una scusa per restare fermi. Gli eroi "relativi", invece, ci tolgono le scuse. Quando vedo qualcuno che naviga le mie stesse tempeste e trova comunque il modo di avanzare, mi ricordo che la possibilità esiste anche per me e sta a me scegliere di mettermi in movimento.

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OPPOSTI CHE NON SI ATTRAGGONO