OPPOSTI CHE NON SI ATTRAGGONO

Si dice spesso che gli opposti si attraggono, come se due individui fossero magneti con polarità opposte guidati l’uno verso l’altro da una forza fisica inevitabile. Ma a guardare bene dentro le pieghe del quotidiano ci si accorge che l'attrazione non è una questione di polarità, ma di completamento.

Non cerchiamo qualcuno che sia il nostro opposto per pura estetica caratteriale; cerchiamo qualcuno che sappia fare ciò che a noi costa fatica, qualcuno che possa compensare le nostre lacune.

Quante volte, nel silenzio di una giornata estenuante, abbiamo guardato il partner sperando che fosse lui (o lei) a sfoderare quella pazienza infinita con i figli che noi avevamo appena esaurito? Abbiamo desiderato che l'altro fosse più ordinato, più organizzato, più capace di gestire il caos.

In quel desiderio ardente si nasconde una trappola sottile che è la delega emotiva. Chiediamo all'altro di essere il custode di quelle virtù che noi sentiamo di non possedere o di aver smarrito. Quando l'altro fallisce in questo compito "salvifico", può nascere il rancore. Ci arrabbiamo non tanto per la sua incapacità, quanto perché ci sentiamo traditi nella speranza che qualcuno risolvesse la nostra mancanza al posto nostro. 

Questa dinamica può trovare una spiegazione millenaria nel simbolo dello Yin e dello Yang. Spesso lo interpretiamo come una semplice divisione tra bianco e nero, ma la sua vera essenza è il movimento e l'interdipendenza. Non è solo l'unione di due opposti, ma la consapevolezza che in ogni ombra esiste un seme di luce, e viceversa. Nel simbolo infatti, dentro la parte bianca esiste un punto nero, e viceversa.

Questo ci insegna che la qualità che cerchiamo disperatamente nell'altro, quella pazienza o quell'ordine che ci mancano, in realtà esiste già dentro di noi come potenziale. Il motivo per cui ne siamo attratti è che l'altro funge da specchio: ci mostra una parte di noi che non abbiamo ancora imparato a coltivare. L'attrazione, dunque, non è verso un qualcosa di estraneo a noi, ma verso una versione di noi stessi che vorremmo veder realizzata. L'altro non è lì per sostituirci, ma per ricordarci che quell'equilibrio è possibile.

Il rancore verso l'incapacità altrui è spesso un segnale che punta verso l'interno. È più facile pretendere che il partner diventi un maestro dell'organizzazione piuttosto che ammettere la nostra difficoltà nel gestire il tempo. È più semplice desiderare che l'altro sia pacato, piuttosto che lavorare sulla nostra impulsività.

È proprio qui che lo Yin e lo Yang diventano una lezione di vita: l'equilibrio non si raggiunge chiedendo all'altro di essere "tutto il bianco" perché noi ci sentiamo "tutto il nero". L'equilibrio si crea quando accettiamo che l'altro ci aiuti a far fiorire quel piccolo seme di luce che abbiamo già dentro. Forse è questo desiderio di completezza che crea l'attrazione iniziale: l'intuizione che quella persona possieda la "chiave" di una porta che noi non siamo ancora riusciti ad aprire.

La vera magia degli opposti non sta nel fatto che uno risolva i problemi dell'altro, ma nella possibilità di imparare. Se io sono il caos e tu sei l'ordine, non ti cerco perché tu debba riordinare la mia vita, ma perché la tua vicinanza mi insegni a trovare un mio equilibrio. Se io sono l'impulsività e tu sei la pazienza, non sei lo scudo dietro cui nascondermi, ma l'esempio a cui ispirarmi.

Gli opposti non si attraggono per restare fermi nella propria diversità, ma per sfidarsi a vicenda. Invece di provare rancore per ciò che l'altro non sa fare, potremmo iniziare a chiederci: "Cosa posso imparare da questa sua mancanza che tanto somiglia alla mia?" Solo così il completamento diventa crescita, e l'amore smette di essere una richiesta di soccorso per diventare un cammino comune.

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